Riciclo dei rifiuti e benessere. L’uno influisce sull’altro?

Sicuramente quando si parla di benessere l’argomento è molto ampio perché ci si riferisce allo stare bene a 360° quindi una condizione in cui coesistono benessere psicofisico e ambiente confortevole. Dunque non si può negare che l’ambiente che ci circonda vada ad influenzare tale condizione. Ognuno può trovare il proprio status di benessere anche nelle piccole cose della vita quotidiana e, appunto, in tante piccole azioni che ci permettono di stare bene con noi stessi ma allo stesso tempo di rispettare il pianeta per cui riducendo il nostro personale impatto ambientale andiamo a preservare quella piccola parte di ambiente che, a sua volta, ci consentirà di continuare a vivere in un luogo, in un pianeta, confortevole. Se in piccolo ognuno di noi può fare delle piccole azioni che si rivelano essere così importanti, immaginate quanto beneficio si potrebbe trarre se tutti iniziassero pian piano a condurre una vita più sostenibile ed ecocompatibile avvicinandosi magari ai principi di uno stile di vita zero waste.

Tuttavia i rifiuti hanno un ruolo ancora molto importante nell’economia del Paese per anche se non si possono eliminare, ci possono utilizzare delle tecniche di smaltimento e riciclo che possono ridurre notevolmente l’impatto che essi hanno sull’ambiente.

Noi di Benessereinformato.it con la collaborazione dell’azienda Tracy Service Srl che si occupa di produzione di pezzami industriali, abbiamo voluto saperne di più. Abbiamo avuto la possibilità di visitare il loro stabilimento e vedere come veniva stoccato il pezzame in base a colori, misure e varie caratteristiche dei tessuti trattati, abbiamo deciso di approfondire l’argomento per farci un’idea più chiara di come vengono riciclati gli indumenti e se c’è la giusta formazione e informazione in merito e su quali e quanti benefici può dare il riciclo anche in campo tessile.

Con il termine riciclo non si intende il corretto smaltimento in discarica in quanto non è detto che un prodotto buttato abbia raggiunto effettivamente il suo “fine vita”; si intende invece l’insieme delle varie metodologie finalizzate a recuperare dai rifiuti tutti quei materiali potenzialmente riutilizzabili. Questi procedimenti vanno a ridurre notevolmente lo spreco garantendo maggiore sostenibilità all’intero ciclo di produzione e utilizzazione dei materiali. Riduce allo stesso tempo il consumo delle materie prime, l’uso di energia e la produzione dei gas serra.

Questo discorso del riciclo può essere dunque applicato al settore tessile dove la parte del rifiuto che non può essere destinata al riuso, viene riciclata sotto forma di pezzame industriale.

Nello specifico, nel processo di gestione del rifiuto, la frazione tessile dei rifiuti che vengono scartati perché non possono essere riutilizzati, viene suddivisa per materiali e poi indirizzata a due linee di produzione.

  • Produzione di pezzame ad uso industriale utilizzato principalmente per la pulizia e la manutenzione soprattutto nel settore metalmeccanico e tipografico;
  • Rifilatura e sfilacciamento per produrre nuovi tessuti.

Il riciclo tessile per quanto sia importante e valido a livello ambientale, presenta uno svantaggio per le aziende in quanto il prodotto finale non sarà paragonabile in termini di qualità alla materia prima. Questo accade a causa dell’utilizzo di additivi e trattamenti che vanno a ridurre le prestazioni del prodotto finale, ossia del prodotto riciclato. Un altro problema è dato dal legame tra coloranti e fibre; spesso questo causa difficoltà proprio nel recupero del materiale. In fine, un altro aspetto svantaggioso da considerare, è la perdita di circa il 75% del valore del materiale dopo i processi meccanici finalizzati al riciclo. Esistono quattro modalità il recupero del tessile e sono:

  • Riutilizzo, ossia il riciclaggio del materiale riportandolo nella sua forma originale per un recupero di pari valore del materiale;
  • Processo meccanico, cioè la modificazione del materiale attraverso operazione di sollecitazione fisiche che vanno a modificare le proprietà chimico-fisiche del materiale trattato.
  • Processo chimico, che prevede l’utilizzo di agenti chimici per pirolisi, idrolisi, separazione e depolimerizzazione per separare gli elementi che costituiscono materiale, fino ad ottenere i materiali di partenza.
  • Recupero energetico, cioè la conversione del materiale in energia tramite l’utilizzo di inceneritori. 

Tra questi metodi, i più utilizzati sono quello meccanico e quello chimico, tuttavia entrambi sembrerebbero essere più performanti quando viene trattato un prodotto monomateriale. Il problema è che ormai la maggior parte degli indumenti è multimateriale per cui per riciclare questa tipologia di tessuti è necessario separarne le fibre. Allora per evitare di impattare ulteriormente sull’ambiente con maggiori processi chimico-fisici per andare a separare le fibre, molte aziende hanno valutato l’idea di trattare solamente tessuti monomateriali di modo che utilizzando solo processi meccanici, evitano l’utilizzo di composti chimici.

Questo modo di lavorare sicuramente va a riprendere il discorso iniziale di sostenibilità perché volge verso l’economia circolare. E’ molto più facile dal punto di vista tecnico ed è economicamente più sostenibile riciclare materiali che sono costituiti da un unico materiale.

Dunque il recupero e riciclo è possibile ma un ruolo importante lo svolgono anche i consumatori che devono essere informati su come gestire al meglio il materiale fine vita. A piccoli passi, anche col supporto di aziende come queste che si occupano del tessile, si riuscirà a raggiungere degli standard che, finalmente, potranno essere definiti green (almeno noi ci speriamo)!